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Addestramento. |
Quello che la scuola vuole darvi è un regalo molto grande. Conoscete la storia dell'anello di Re Salomone? Permetteva al suo possessore di comunicare con tutti gli animali comprendendone il linguaggio. L'addestratore vuole darvi questo: un piccolo anello di Re Salomone che vi permetterà di imparare a parlare col vostro cane utilizzando una lingua comune. Non è poco!... Per fare questo ci devono essere tre soggetti: il padrone, il cane, l'addestratore. Da un lavoro comune svolto senza reticenze, con grande disponibilità, volontà e piacere nasce il miracolo: un bellissimo rapporto uomo-cane. Questo porterà certamente ad una piacevole convivenza, priva di incomprensioni e problemi, e per chi vuole andare oltre, a una allegra carriera sportiva con soddisfazione sia per il cane che per il suo amico umano. Però ricordate! si lavora insieme, senza aver fretta di vedere il risultato finale ma senza perdere mai di vista la meta.
L'addestratore ha l'esperienza necessaria per capire subito il soggetto che si trova davanti e ottenere il meglio nel giusto tempo che esso richiede. Nessun cane è uguale ad un altro, neanche nell'ambito della stessa razza. Sono molte le "molle" che l'addestratore deve saper valutare e sfruttare nel corso del lavoro. Riassumiamo qui le più importanti, ricordando che ognuna di esse può essere presente in grado maggiore o minore rendendo così più facile o più difficile (mai impossibile!) l'addestramento.
Molte sono ancora le cose da dire, ma... non è per questo che venite a scuola? E allora vi aspettiamo e vi auguriamo buon proseguimento nella lettura e buon lavoro sul campo (e fuori!).
Ogni cane è diverso dall'altro: proprie sono la razza e le relative tendenze comportamentali, le capacità di apprendimento, l'ambiente in cui vive, gli stimoli che gli provengono dal mondo che lo circonda, il vissuto, le persone che si occupano di lui. Anche nell'ambito di una stessa cucciolata si possono notare soggetti dai caratteri molto differenti (dominante, sottomesso, intraprendente, investigativo, timoroso ecc.). Tale eterogeneità, a cui va aggiunta la differente età degli stessi, comporta diversi metodi educativi ed è pertanto sconsigliabile il "fai-da-te" dell'addestramento, poiché si potrebbe "rovinare" il carattere del cane ed addirittura compromettere le premesse per un addestramento corretto. D'altro canto le noiose abitudini di alcuni cani (tirare al guinzaglio, non accorrere prontamente al richiamo, ecc.), non consentono di godere della compagnia di un cane ben educato con il quale si sia instaurato il giusto feeling, comportando la necessità di ricorrere all'addestramento. E allora? ... collare e guinzaglio e tutti a scuola!
Molto dipende dal carattere del cane, dalla sua maturità (esistono razze precoci ed altre più lente) e dall'ambiente in cui vive. In linea di massima l'educazione all'obbedienza può iniziare dai 5 mesi di età. E' chiaro che quanto più il soggetto è giovane, tanto più brevi (e diverse da quelle degli adulti) saranno le lezioni, anche se l'intero corso dovrà necessariamente protrarsi nel tempo. Non esiste un limite di età perché un cane possa essere addestrato, certo è che più l'animale è giovane e quindi facilmente plasmabile, e più precoci saranno i risultati.
Data eterogeneità dei soggetti (... e dei relativi padroni!) è praticamente impossibile generalizzare. Di solito un cane di sei-sette mesi, che non presenta problemi comportamentali da rimuovere, che ha socializzato a sufficienza sia con i suoi simili che con l'uomo, che non ha subito traumi particolari, che vive in un ambiente sereno dove è compreso ed amato (ma non viziato), occorrono circa 15-20 lezioni per un corso di obbedienza, ma, torniamo a precisare, è una valutazione molto approssimativa.
Nella nostra scuola viene insegnato al proprietario ad addestrare il proprio cane, allo scopo di instaurare il giusto feeling. Tutti i membri della famiglia in cui l'animale vive dovrebbero imparare i comandi, ma ad addestrarlo deve essere una sola persona: qualora tutti i familiari partecipassero alternativamente o contemporaneamente alle lezioni, nella mente del cane si creerebbe una caotica confusione.
1) I comandi, indipendentemente dalla lingua scelta, dovranno essere fissi: ad ogni parola dovrà corrispondere l'esecuzione di un determinato esercizio. Ad esempio se si è scelto l'italiano, non si potrà, per il richiamo, una volta dire "vieni" ed un'altra "qui" o "vieni qui".
2) Ogni comando dovrà essere pronunciato chiaramente e soprattutto non dovrà essere ripetuto. Sarà compito dell'addestratore insegnarvi il metodo più idoneo a seconda del soggetto per ottenere una pronta risposta. un comando ripetuto più volte porterebbe ai seguenti risultati:
a) Un stress per voi e per il cane
b) Il vostro amico a quattro zampe prenderebbe una brutta abitudine: ogni
volta l'esecuzione di un esercizio dovrà essere preceduta da una
cantilena estenuante
c) il cane perderebbe la stima in voi, suo "capo-branco", perché
non siete in grado di far seguire ad ogni parola una precisa risposta
3) Non prevaricare mai i tempi passando arbitrariamente ad un ordine successivo
o facendo compiere a casa esercizi che l'addestratore vi ha sconsigliato
di compiere ancora da soli. Nella nostra scuola l'addestratore non ha nessun
interesse a protrarre nel tempo le vostre lezioni (visto che il compenso
per l'addestramento riguarda l'intero corso), perciò ogni cosa a
suo tempo e nell'ordine in cui l'addestratore giudicherà di volta
in volta idoneo eseguire
Tutti gli esercizi dovranno essere eseguiti prima con il guinzaglio e senza distrazioni, poi con distrazioni e senza guinzaglio.
Per strappo correttivo si intende uno strattone deciso, veloce e secco al quale fa seguito un immediato riallentamento del guinzaglio. Dato in maniera corretta, esso attira l'attenzione del cane, facendolo desistere da ciò che di sbagliato stava compiendo. Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, esso, oltre a non provocare alcun dolore, è molto meno dannoso di una tensione uniforme che potrebbe provocare seri danni alla trachea del cane ed inoltre invece di rappresentare una correzione, invoglierebbe l'animale ad insistere nella cattiva abitudine di tirare a guinzaglio. Dopo lo strappo dovranno necessariamente far seguito un nuovo comando e la relativa ricompensa ("Bravo" o carezze).
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