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Il sole era già alto, ma John, un ragazzo di nove anni, dormiva ancora. Un
raggio di sole filtrando attraverso le imposte socchiuse, lo colpì in pieno viso.
Si stiracchiò sbadigliando. Poi gli giunsero le voci alterate dei suoi genitori che
stavano bisticciando in salotto. Non era la prima volta che lo facevano. Tentò
invano di soffocare le grida che gli giungevano nascondendo la testa sotto il
cuscino. Poi esausto si alzò. Si lavò e si vestì in fretta. In cucina si versò un
bicchiere di latte che ingoiò rapidamente e poi si affacciò all'uscio della stanza
dove i litigi imperversavano. "Buon giorno!", gridò per farsi sentire. I due lo
guardarono e finalmente tacquero. "John" disse sua madre "hai fatto
colazione?" "Sì, mà!" Rispose abbassando gli occhi che erano sul punto di
piangere. "Vado fuori" aggiunse. Si girò di corsa e si precipitò in giardino. Si
fermò un attimo per respirare a pieni polmoni l' aria fresca del mattino.
Scorse sulla ghiaia del vialetto la palla da tennis dimenticata il giorno
precedente, la raccolse ed uscì dal cancello della villa.
Attraversando la campagna verdeggiante gettava con rabbia la palla a
terra, riafferrandola al volo quando rimbalzava. Poi s' inoltrò nel bosco di
querce percorrendo il sentiero che scendeva verso il basso e quasi correndo
giunse al ruscello. Sulla riva si distese a terra e chiuse gli occhi assaporando il
tepore del sole sulla pelle e il silenzio rotto dal mormorio dell' acqua e si
assopì.
D' un tratto qualcosa di bagnato, morbido e dolce gli sfiorò il viso.
Socchiuse gli occhi. Accecato dal sole, non riusciva a distinguere altro che
una sagoma nera curva su lui che gli lambiva la faccia. Di scatto si sedette
sull' erba. Un cane nero grosso e possente lo guardava continuando a
leccarlo sulla testa, sul viso, sul collo. "Basta!", gridò John divertito "mi fai il
solletico!" Si alzò ridendo. Poi raccolse la palla da tennis che spiccava sull'
erba e la lanciò nell' acqua del ruscello gridando: "Prendila!" Il cane si tuffò
nell' acqua e tornò da lui con la palla in bocca, la poggiò ai suoi piedi e
sgrullandosi l' acqua di dosso lo bagnò da capo a piedi. John divertito e ormai
fradicio gridò: "Prendimi!" e cominciò a correre a perdifiato. Il cane lo inseguì
attraverso il bosco abbaiando di gioia e saltellandogli addosso e intorno
divertito. Ansante John si sedette di nuovo e il cane si sdraiò accanto a lui. D'
un tratto si udì un fischio. Il cane si alzò di scatto e corse dietro un gruppo di
alberi abbaiando e uggiolando di gioia. John incuriosito si alzò e corse a
vedere di cosa si trattasse. Stupito si arrestò. Un uomo di circa quarant'anni
in jeens e camicia a quadri carezzava sorridendo il cane che sembrava
impazzito di gioia. "Ciao, John!", disse rivolto al ragazzo. "Ciao", rispose
questi stupito, "ma tu chi sei e come fai a sapere il mio nome?" "Sono
Fred,"rispose l'uomo ignorando la seconda domanda. "E' il tuo cane?"
domandò John. "Lo era! Ma non è un cane, è una cagna. Si chiama Angy.
Non posso più tenerla con me. Vuoi prendertene cura tu, John? Guarda",
disse porgendo al ragazzo una moneta dorata "se tu vorrai tenerla con te ti
regalerò questa. Tienila da conto. Possiede un grande potere: può farti
realizzare tre desideri. Basterà che tu la stringa nel pugno e dica: <Primo
desiderio…>, <Secondo desiderio…>, <Terzo desiderio…> Bada, però, i
desideri sono soltanto tre: non sciuparli inutilmente". Ciò detto scomparve nel
verde del bosco. Angy cominciò ad annusare intorno e a piangere con un
pigolio nasale che fece stringere il cuore a John. Poi si acquattò a terra
delusa e triste. John si inginocchiò sull'erba e prese a carezzarla con dolcezza,
finché Angy si calmò. "Che tipo!", pensava, "come si può abbandonare un
cane tanto bello? Dice bene, lui! Prendermi cura di lei, ma i miei genitori non
me lo permetterebbero mai! Pensano solo a litigare, loro!" Si alzò con aria
triste e malinconica. Guardò la moneta che riflettendo il sole gli proiettava
raggi abbaglianti. Si spostò sotto l'ombra degli alberi per osservarla meglio.
Su un lato erano impresse le parole: "Fiducia in te stesso", sull' altro: "Dai e ti
sarà dato". Deve essere matto quel tipo", pensò, poi lentamente riprese a
salire il sentiero per uscire dal bosco. Angy si alzò e prese a seguirlo. "Vai
via!", le gridò con aria di stizza, "Vattene!" Ma Angy testarda lo seguiva.
"Vuoi andartene, bestiaccia?" Le gridò nuovamente con la voce rotta dai
singhiozzi, lanciandole contro un ramo caduto sul sentiero. Angy uggiolò, ma
continuò a seguirlo.
Giunto al cancello di casa, tirò il paletto, lo aprì e Angy si precipitò dentro
prima di lui. Sulla soglia di casa, sua madre lo accolse con un sorriso. Poi
accorgendosi del cane, spaventata esclamò: "Mio Dio, John e questa dove l'
hai presa?" "Io non l'ho presa, è lei che ha preso me, mi ha seguito, ma'!"
"John è possibile che non te ne renda conto? Questa è un Rottweiler, un cane
pericoloso!" "Ma', ti prego l'hanno abbandonata! Lasciamela tenere! Ti
prego!" "John, non possiamo!" Rispose la donna con fermezza, ma dal suo
viso trapelavano la compassione e la tenerezza per il cane e la tristezza per
non poter accontentare il ragazzo. "Facciamo così", propose "…ora le diamo
qualcosa da mangiare e da bere e la terremo qui per stanotte. Domani la
porteremo dal veterinario Addams che forse saprà ritrovare il suo padrone.
Vieni, prepariamole qualcosa, avrà fame!" Entrarono in casa entrambi,
mentre Angy si sedette davanti alla porta ansiosa. Poco dopo John e la mamma dischiusero l' uscio portando ciascuno un piattino di carne che poggiarono a terra
schivando a mala pena i salti di gioia di Angy.
Abbracciandosi divertiti, osservavano la voracità con cui la cagna trangugiava
il cibo. "Ora basta, Jhon!", disse la mamma, "Rientriamo in casa: il pranzo è pronto e tu devi lavarti che sei tutto sudicio." Rientrando richiusero l'uscio
dietro di loro.
A tavola John raccontò al padre della cagna, tacendo però anche a lui l'incontro con quello strano tipo di nome Fred. Il padre si alzò da tavola e andò alla finestra. Angy era sdraiata sullo zerbino dell'uscio con aria triste. "Ma è un Rottweiler!", esclamò, "John è un cane pericoloso, non puoi tenerla!". La madre spiegò la sua intenzione di portarla dal veterinario Addams per trovarle una collocazione e propose di tenerla solo per quella notte. Il marito acconsentì. John ebbe un tuffo al cuore: se il veterinario avesse ritrovato il padrone di Angy, lui non l' avrebbe più rivista e Fred, quello strano tipo, l' avrebbe abbandonata di nuovo. I genitori gli vietarono di avvicinarla ancora: "Può essere pericolosa!", gli ripetevano.
Passò il pomeriggio ad osservare il povero animale che non si spostava dallo zerbino davanti all'uscio.
Dopo cena andò nella sua camera, si spogliò, si distese sul letto, ma non
riusciva a prendere sonno. La sua stanza al piano terra lasciava trapelare
dalle imposte socchiuse tutti i rumori della notte che ora gli sembravano
assordanti. Ad un tratto udì un grattare alle persiane. John si alzò, le
dischiuse e vide Angy. "Ssst!", le intimò, « Ti cacciano !" Ma Angy con un
balzo fu dentro. "E va bene!", disse, "Sei cocciuta peggio di una capra! Ma
rimani sul tappeto, perché se scoprono che sei salita sul mio letto con le tue
zampe sporche me le suonano davvero!". Ma Angy saltò lesta sul letto e John
spazientito: "Giù!", le intimò prendendola per il collare. Angy riluttante scese
e si acquattò sul tappeto.
John si distese sul letto esausto e si addormentò
quasi subito. Ma il suo sonno fu agitato e pieno di incubi.
Il mattino seguente fu svegliato dalle leccate caparbie di Angy sul suo viso.
John aprì gli occhi, si stiracchiò e abbracciò il collo possente di Angy. "Non
potrò mai tenerti", disse con voce triste. Poi si alzò, riaprì la finestra e le disse
indicandogliela: "Salta fuori, che se ti vedono sono guai!" Ma Angy lo
guardava con aria triste, piegando la testa di lato. "Salta fuori!", le ripeté più
dolcemente ma con maggiore fermezza e sottolineò il suo comando
invitandola a saltare prendendola dal collare. Angy finalmente si decise e con
un balzo fu fuori. Con un sospiro John richiuse la finestra e si affrettò a
lavarsi e a vestirsi.
"Buon giorno!", disse sua madre aprendo la porta della sua stanza.
"John!", gridò poi osservando il letto dove erano ben visibili le impronte di
Angy. "Non dirmi che quel cane ha dormito qui stanotte!" "E' entrata solo un
attimo, ma'!", mentì John, "Guarda, è fuori!", aggiunse indicando la finestra.
Dietro i vetri troneggiava il grosso muso di Angy che su due zampe sembrava
una persona appoggiata al davanzale. La mamma s'intenerì divertita.
"Diamole del latte" disse, ma poi aggiunse: "sbrigati a vestirti: dobbiamo
andare dal dottor Addams. Se non sa a chi appartiene questo cane lo
pregheremo di trovargli un nuovo padrone." Dopo aver dato il latte ed Angy
sotto lo sguardo trepidante dei genitori che temevano chissà quale
aggressione, John rientrò in casa.
Durante la colazione rimase in silenzio con il cuore colmo di tristezza. Poi si
rammentò d'un tratto della moneta che gli aveva dato Fred. "Che stupido
uomo!", si disse, "Non penserà mica che io sia un bambino che crede a
queste stupidaggini!". Suo malgrado, terminato di mangiare tornò nella sua
stanza, cercò convulsamente la moneta nelle tasche dei pantaloni indossati il
giorno precedente. "Ho sognato!" Si disse, non trovandola "è stato tutto un
sogno, uno stupido sogno!", poi un tintinnio metallico attirò la sua attenzione.
Gettò i pantaloni sul letto, s'inginocchiò sul pavimento guardando
dappertutto. Finalmente la vide. La moneta era scivolata sotto il letto. S'infilò
carponi sotto la rete, la raccolse e l'osservò di nuovo. "Che stupida cosa!",
disse ancora scotendo la testa. Udì sua madre gridare da fuori "John, sei
pronto?" Nascose in fretta la moneta in tasca e rispose: "Eccomi!" e uscì di
corsa. L' auto della madre di John era già davanti al cancello di casa con il
bagagliaio aperto. "Come faremo a farla salire, ora?", chiese sua madre quasi
a sé stessa, schivando le feste di Angy che le saltellava davanti felice. John
prese la cagna dal collare e invitandola a salire come aveva fatto per farla
uscire dalla finestra della sua stanza disse: "Salta!". Angy obbedì
acciambellandosi nel bagagliaio. Richiusero il cofano ed entrarono entrambi in
macchina. Durante il tragitto John rimase in silenzio imbronciato: avrebbe
perso per sempre Angy e il pensiero gli faceva salire le lacrime agli occhi, ma
riuscì a non piangere.
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