Capitolo 4

    "Johnny," ripetè tenendolo stretto al seno, mentre erano seduti sul divano,  "tu sei un ometto, ormai e puoi capirmi. Vedi, i miei rapporti con tuo padre  peggiorano di giorno in giorno. Te ne sei accorto, vero?" John annuì in  silenzio. "Per questo abbiamo deciso di separarci, inoltre non vogliamo ferirti  più con i nostri litigi." "Oh no, mamma!", piagnucolò John, "Ti prego, no! Non  ora!" "John, è necessario! Tuo padre in un primo momento aveva deciso di  andare ad abitare da sua madre, ma quell'abitazione è troppo lontana dal suo  ufficio, così abbiamo deciso che sarò io ad andare a vivere per un po' di  tempo da mia nadre. Quando lui avrà trovato un alloggio più conveniente,  allora tornerò e resterò sempre con te!" "Quando andrai?" "Dopodomani  mattina. Johnny, non verrò a salutarti: il distacco sarebbe troppo duro per  entrambi!" Lo baciò tra le lacrime, stringendolo a sè. John si divincolò da  quell'abbraccio, corse in camera sua e scoppiò a piangere singhiozzando. 

    Il pomeriggio seguente l'ormai consueta passeggiata di John e Magda non  aveva più come argomento di conversazione Angy. Il ragazzo confidò alla sua  amica il colloquio con sua madre. "Quando se ne andrà?", domandò Magda  con un filo di voce. "Domattina", fu la risposta di John da cui trapelava il suo  tormento. Proseguirono in silenzio il loro cammino, mentre Angy li seguiva  fermandosi di tanto in tanto ad annusare nella strada di campagna ricca di  odori di cani randagi, di pecore al pascolo e di animali selvatici. D'un tratto  una macchina apparve da dietro una curva seguita da una nuvola di polvere,  alzata dall'attrito delle ruote sulla strada in terra battuta. Magda e John  proseguirono in fila indiana per evitare d'essere investiti, ma l'auto si fermò di  colpo. Scesero quattro uomini. Due afferrarono Magda e due John, che si  divincolavano gridando. Angy senza esitare spiccò in silenzio un balzo sugli  uomini che afferravano John, poi su quelli che che trattenevano Magda. Ne  seguì una lotta furibonda tra Angy, John, Magda e i quattro uomini che  gridavano imprecazioni d'ogni tipo nei confronti della cagna che li mordeva  tenendoli a bada con una ferocia insospettabile in un essere solitamente  tanto mansueto. D'improvviso si udì uno sparo e Angy cadde a terra in un  lago di sangue. Nello stesso istante sopraggiunsero due camionette della  polizia. Gli agenti dopo una breve colluttazione riuscirono ad afferrare i  quattro malviventi sanguinanti e ridotti a brandelli dai precedenti morsi di  Angy. Dopo averli ammanettati, gli agenti li introdussero a forza in una delle  camionette e li condussero via. John e Magda nella colluttazione avevano  riportato solo qualche graffio e qualche livido, ma Angy giaceva a terra come  morta. "E' ancora viva!", disse uno degli agenti rimasti, "Ma sarà bene  portarla immediatamente dal dottor Addams: solo lui può essere in grado di  salvarla..." Angy venne caricata sull'altra Jeep, dove presero posto anche  John e Magda. Lungo il tragitto John sembrava come ipnotizzato. Non  riusciva nè a parlare, nè a piangere. Come in un sogno gli giungevano le voci  degli agenti che dicevano: "Se non ci fosse stata questa cagna voi ragazzi non  sareste stati qui ora! Avevamo avuto la soffiata da un tale che ci aveva messo  al corrente delle intenzioni di quei brutti ceffi, ma senza l'intervento di Angy  che li ha bloccati, non saremmo potuti arrivare in tempo! Povera bestia, come  è ridotta!" 

    Il dottor Addams volle restare da solo nello studio con Angy. Magda e John  restarono in sala d'attesa. I minuti sembravano interminabili e lo schock  subìto non permetteva loro di aprire bocca. Gli agenti erano rimasti con loro e  tentavano inutilmente di scuoterli dal torpore facendo di tanto in tanto  qualche domanda che restava sospesa nel vuoto senza risposta alcuna.  Tentarono, carezzandoli ed abbracciandoli di trasmettere loro un po' di  comprensione e di calore umano, ma era come rivolgersi a due pezzi di  marmo.

    Dopo un'interminabile attesa, la porta dello studio si aprì. Il dottor Addams  aveva un'insolita aria triste e distrutta. I ragazzi e gli agenti gli si fecero  attorno per ascoltare ansiosi. "Dovrò estrarre la pallottola che le ha ferito la  spalla, ma debbo essere sincero, ragazzi, non sò se potrà farcela! Inoltre  dovrò praticare un parto cesareo per far nascere i piccoli. D'altro canto la  nascita sarebbe dovuta avvenire tra pochi giorni ed Angy in questo stato non  potrebbe portare a termine la gravidanza. John, ragazzo mio, torna a casa  ora. Angy dovrà restare qui almeno per stanotte, se tutto andrà bene. Sia lei  che i piccoli necessitano delle mie cure: tu non potresti aiutarla in nessun  modo. Se ti vedesse in questo stato soffrirebbe di più!" "No!!!", gridò John  uscendo finalmente dal suo torpore. "No! Non la lascerò mai!", urlò. "Ascolta  ragazzo," lo interruppe il veterinario, "Vuoi che Angy risvegliandosi  dall'anestesia che le dovrò praticare aggiunga al suo dolore fisico anche la  sofferenza di vederti distrutto? Angy ha fiducia in te e in me. Sà che se tu  l'hai affidata alle mie cure non è per abbandonarla al suo destino, ma perchè  io solo posso fare come medico ciò che tu non potresti. Mi conosce da tempo  ormai, da prima ancora che tu la prendessi con te e sà che io non potrei  deludere nè lei nè te. Sà che farò il possibile. Inoltre se adesso tu non  andassi a riposarti non avresti la forza di accudirla qualora lei ce la facesse a  sopravvivere." John annuì piangendo. Sapeva che il dottor Addams era l'unica  persona su cui contare in quel momento e che i suoi saggi consigli andavano  seguiti alla lettera. "Che speranze ci sono?", domandò uno degli agenti. "Se  entrambi gli interventi riusciranno, se nessuno dei piccoli è morto  pregiudicando la salute della madre e se riuscirà a superare la notte, potremo  giudicarla fuori pericolo. Ma", aggiunse con aria mesta, "ci sono troppi se ed  io non ho l'abitudine d'illudere nessuno, tanto meno te, John!", disse  mettendo una mano sulla spalla del ragazzo. 

    Gli agenti ricondussero a casa John e Magda e raccontarono ai genitori di  entrambi l'accaduto. 

    Quella sera John si chiuse in camera sua senza cenare e senza augurare la  buona notte ai genitori.

    Com'era vuota ora quella stanza senza Angy! Sdraiato sul suo letto,  piangendo, ascoltava il silenzio farsi sempre più greve. Gli tornava alla mente  il respiro di Angy nel dolore, simile ad un rantolo, rivedeva il suo corpo  ricoperto di sangue. Trascorse così gran parte della notte finché la stanchezza  lo vinse e piombò in un sonno agitato pieno di incubi.