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"Johnny," ripetè tenendolo stretto al seno, mentre erano seduti sul divano,
"tu sei un ometto, ormai e puoi capirmi. Vedi, i miei rapporti con tuo padre
peggiorano di giorno in giorno. Te ne sei accorto, vero?" John annuì in
silenzio. "Per questo abbiamo deciso di separarci, inoltre non vogliamo ferirti
più con i nostri litigi." "Oh no, mamma!", piagnucolò John, "Ti prego, no! Non
ora!" "John, è necessario! Tuo padre in un primo momento aveva deciso di
andare ad abitare da sua madre, ma quell'abitazione è troppo lontana dal suo
ufficio, così abbiamo deciso che sarò io ad andare a vivere per un po' di
tempo da mia nadre. Quando lui avrà trovato un alloggio più conveniente,
allora tornerò e resterò sempre con te!" "Quando andrai?" "Dopodomani
mattina. Johnny, non verrò a salutarti: il distacco sarebbe troppo duro per
entrambi!" Lo baciò tra le lacrime, stringendolo a sè. John si divincolò da
quell'abbraccio, corse in camera sua e scoppiò a piangere singhiozzando.
Il pomeriggio seguente l'ormai consueta passeggiata di John e Magda non
aveva più come argomento di conversazione Angy. Il ragazzo confidò alla sua
amica il colloquio con sua madre. "Quando se ne andrà?", domandò Magda
con un filo di voce. "Domattina", fu la risposta di John da cui trapelava il suo
tormento. Proseguirono in silenzio il loro cammino, mentre Angy li seguiva
fermandosi di tanto in tanto ad annusare nella strada di campagna ricca di
odori di cani randagi, di pecore al pascolo e di animali selvatici. D'un tratto
una macchina apparve da dietro una curva seguita da una nuvola di polvere,
alzata dall'attrito delle ruote sulla strada in terra battuta. Magda e John
proseguirono in fila indiana per evitare d'essere investiti, ma l'auto si fermò di
colpo. Scesero quattro uomini. Due afferrarono Magda e due John, che si
divincolavano gridando. Angy senza esitare spiccò in silenzio un balzo sugli
uomini che afferravano John, poi su quelli che che trattenevano Magda. Ne
seguì una lotta furibonda tra Angy, John, Magda e i quattro uomini che
gridavano imprecazioni d'ogni tipo nei confronti della cagna che li mordeva
tenendoli a bada con una ferocia insospettabile in un essere solitamente
tanto mansueto. D'improvviso si udì uno sparo e Angy cadde a terra in un
lago di sangue. Nello stesso istante sopraggiunsero due camionette della
polizia. Gli agenti dopo una breve colluttazione riuscirono ad afferrare i
quattro malviventi sanguinanti e ridotti a brandelli dai precedenti morsi di
Angy. Dopo averli ammanettati, gli agenti li introdussero a forza in una delle
camionette e li condussero via. John e Magda nella colluttazione avevano
riportato solo qualche graffio e qualche livido, ma Angy giaceva a terra come
morta. "E' ancora viva!", disse uno degli agenti rimasti, "Ma sarà bene
portarla immediatamente dal dottor Addams: solo lui può essere in grado di
salvarla..." Angy venne caricata sull'altra Jeep, dove presero posto anche
John e Magda. Lungo il tragitto John sembrava come ipnotizzato. Non
riusciva nè a parlare, nè a piangere. Come in un sogno gli giungevano le voci
degli agenti che dicevano: "Se non ci fosse stata questa cagna voi ragazzi non
sareste stati qui ora! Avevamo avuto la soffiata da un tale che ci aveva messo
al corrente delle intenzioni di quei brutti ceffi, ma senza l'intervento di Angy
che li ha bloccati, non saremmo potuti arrivare in tempo! Povera bestia, come
è ridotta!"
Il dottor Addams volle restare da solo nello studio con Angy. Magda e John
restarono in sala d'attesa. I minuti sembravano interminabili e lo schock
subìto non permetteva loro di aprire bocca. Gli agenti erano rimasti con loro e
tentavano inutilmente di scuoterli dal torpore facendo di tanto in tanto
qualche domanda che restava sospesa nel vuoto senza risposta alcuna.
Tentarono, carezzandoli ed abbracciandoli di trasmettere loro un po' di
comprensione e di calore umano, ma era come rivolgersi a due pezzi di
marmo.
Dopo un'interminabile attesa, la porta dello studio si aprì. Il dottor Addams
aveva un'insolita aria triste e distrutta. I ragazzi e gli agenti gli si fecero
attorno per ascoltare ansiosi. "Dovrò estrarre la pallottola che le ha ferito la
spalla, ma debbo essere sincero, ragazzi, non sò se potrà farcela! Inoltre
dovrò praticare un parto cesareo per far nascere i piccoli. D'altro canto la
nascita sarebbe dovuta avvenire tra pochi giorni ed Angy in questo stato non
potrebbe portare a termine la gravidanza. John, ragazzo mio, torna a casa
ora. Angy dovrà restare qui almeno per stanotte, se tutto andrà bene. Sia lei
che i piccoli necessitano delle mie cure: tu non potresti aiutarla in nessun
modo. Se ti vedesse in questo stato soffrirebbe di più!" "No!!!", gridò John
uscendo finalmente dal suo torpore. "No! Non la lascerò mai!", urlò. "Ascolta
ragazzo," lo interruppe il veterinario, "Vuoi che Angy risvegliandosi
dall'anestesia che le dovrò praticare aggiunga al suo dolore fisico anche la
sofferenza di vederti distrutto? Angy ha fiducia in te e in me. Sà che se tu
l'hai affidata alle mie cure non è per abbandonarla al suo destino, ma perchè
io solo posso fare come medico ciò che tu non potresti. Mi conosce da tempo
ormai, da prima ancora che tu la prendessi con te e sà che io non potrei
deludere nè lei nè te. Sà che farò il possibile. Inoltre se adesso tu non
andassi a riposarti non avresti la forza di accudirla qualora lei ce la facesse a
sopravvivere." John annuì piangendo. Sapeva che il dottor Addams era l'unica
persona su cui contare in quel momento e che i suoi saggi consigli andavano
seguiti alla lettera. "Che speranze ci sono?", domandò uno degli agenti. "Se
entrambi gli interventi riusciranno, se nessuno dei piccoli è morto
pregiudicando la salute della madre e se riuscirà a superare la notte, potremo
giudicarla fuori pericolo. Ma", aggiunse con aria mesta, "ci sono troppi se ed
io non ho l'abitudine d'illudere nessuno, tanto meno te, John!", disse
mettendo una mano sulla spalla del ragazzo.
Gli agenti ricondussero a casa John e Magda e raccontarono ai genitori di
entrambi l'accaduto.
Quella sera John si chiuse in camera sua senza cenare e senza augurare la
buona notte ai genitori.
Com'era vuota ora quella stanza senza Angy! Sdraiato sul suo letto,
piangendo, ascoltava il silenzio farsi sempre più greve. Gli tornava alla mente
il respiro di Angy nel dolore, simile ad un rantolo, rivedeva il suo corpo
ricoperto di sangue. Trascorse così gran parte della notte finché la stanchezza
lo vinse e piombò in un sonno agitato pieno di incubi.
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