Laguna in vacanza-studio
Accompagno Laguna in una pensione per cani, in Germania.
Conosco il proprietario, insegnante di portamento per cani tedeschi...
Devo partire, quindi penso bene di non portarmi una Mastina napoletana a Parigi.
Di napoletanitá io ne ho a sufficienza, già stiamo sconvolgendo la mentalità
normanna, se dovessimo affrontare pure quella francese c’espellerebbero
dall’Europa immediatamente, almeno Napoli sarebbe eliminata, e sono
sicura che dovrebbero in ogni modo cancellare una stella.
La mattina comincia la nostra preparazione; coperta, osso di pelle (di non so
quale animale), ma quello che lei gradisce di più.
La faccio mangiare un po’ prima, preparo il biberon da portare, scusate volevo
dire le polpettine che lei usa mangiare la mattina e la sera, da portare alla
pensione. Già per l’orario insolito, del primo pasto, comincia ad
insospettirsi, mangia controvoglia, mi guarda in cagnesco. Ora sono sicura che
non si possa immaginare uno sguardo ambiguo di una mastina che guarda dritto
negli occhi, e ti chiede cosa hai in mente.
Lei ha questa strana abitudine, alzarsi sulle due zampe appoggiare delicatamente
quelle anteriori sulle mie spalle e guardarmi dritto negli occhi. Di solito non
mi avvisa, noto solo un’enorme massa muscolare che con un’incredibile agilità
si solleva a rallentatore per appoggiarsi delicatamente, e arrivare a respirare
il mio respiro.
Mi da sempre un senso di potenza, di possesso (il suo), che credo batta i miei
figli, se li dovessi paragonare quando loro si aggrappavano al mio seno
ancora lattanti. Ora si aggrappano alla mia anima, come poveri affamati, ma
diciamo che il dominio é lo stessa.
Per Laguna, tutta quella preparazione la infastidisce un po’, ma essendo poco
diffidente nei miei confronti accetta tutte le mie stravaganze, quindi quel
giorno mi guardava con aria di sufficienza, ma mi seguiva lo stesso.
La ribellione non é proprio quello che ci si augura, da quell’ammasso di
muscoli di almeno quaranta chili, ecco perché amo questa razza, detti anche “
i filosofi della razza canina”.
Arriviamo alla pensione, salutiamo l’istruttore, con molto entusiasmo, perché
la Mastina é eccessiva in tutto, sia nello snobbarti se gli stai a noia e sia
nel travolgerti di effusioni da lottatore greco-romano, se decide che hai
bisogno di farti uno shampoo con la sua bava.
Cerco di spiegare al proprietario-istruttore il mio miscuglio di lingue che uso
per i vari comandi da dare a Laguna, gli spiego che Laguna fino ad allora non
aveva avuto traumi sia con la razza canina e sia con quella umana, quindi
desideravo, ritrovare il molosso che conoscevo e non un cane aggressivo e
incazzato della vita, come tanti cani tedeschi...
A questo punto interviene il babbo di Laguna a cercare di far ritornare il
sorriso che il Professore aveva prima di sentire i miei ragionamenti, e prima di
vedere come Laguna cercava di guardarmi negli occhi, alzandosi alla stessa
altezza dello stesso professore, e secondo me lo superava pure. Il babbo di
Laguna aveva già fatto il pieno di benzina, e non avrebbe voluto certo cambiare
i suoi programmi, quindi con molta diplomazia, dice al Professore di stare
tranquillo, di scambiarci i numeri telefonici e che noi saremmo stati sempre
reperibili.
Faccio entrare Laguna in un box provvisorio molto grande, per una manovra
strategica del Professore, poi a toglierla da li ci avrebbe pensato lui,
quindi secondo il Professore, Laguna gli sarebbe stata grata per tutta la
vita, questo lo credeva lui e io non ho voluto smentirlo.
Di fronte c’erano due cani, un pastore tedesco e uno spinone, anche loro
ospiti da poche ore.
Laguna sempre in piedi cerca di farmi domande dirette, alle quali io svicolo,
cercando di evitare i suoi occhi, ma non appena nota gli altri cani, si rimette
a quattro zampe, riprende la sua posizione orgogliosa e possente, e sembra dire
ai suoi compagni di cella:
“ Ao é inutile che guardate accussí, io qui mica ci rimango, e non state a
guaire in quella maniera , che tanto la mia mamma a voi manco si avvicina, e poi
Lei odia i cani che guaiscono...”.
Laguna lancia un borbottio, almeno io lo chiamo cosi, ma in realtà é un
ruggito vero e proprio, lei non sa abbagliare.
Mi giro meravigliata, avevo intuito il battibecco che poteva aver avuto con gli
altri cani, ma di solito ruggisce per motivi seri, quindi mi rivolgo a Lei, con
voce perentoria, per non fare la figura della “morbida” col Professore.
“ Laguna! Calmati! Non ti succede
nulla, la mamma tornerà presto, comportati bene, impara il tedesco e non ti
mangiare nessuno”.
Lo dico in italiano, non conosco il napoletano e il tedesco lei lo odia
garbatamente quasi quanto me.
La lascio nel box, usciamo lentamente, ma mi apposto non vista ad origliare:
Mi sembra di udire i due ospiti chiedere:
“ Scusa eh? Ma tu che ti mangi? Perché sei cosi grossa? Ma di che razza sei?
Certamente nordica no!”
Sento Laguna che prende posto sulla sua coperta, sistemata da me
precedentemente, raschia un po’ con le zampe e sbuffa:
“ Sentite guajó io sono di poche parole e la vostra lingua manco la conosco.
Io sono
abituata a dormire sui letti e fare i pisolini sulle poltrone d’avanti a
tele-piú, la mia mamma verrà molto presto, e io russo pure quindi stateve
zitti, che me state a scucciá, sennó poi facimmo i conti nell’ora di libertá!”
Risentiamo il ruggito e dopo un gran silenzio, vedo il Professore sbiancarsi e
sorridere a denti stretti:
“ Strano quei due erano venuti qui perché la loro padrona voleva insegnare
loro a non guaire tutto il giorno e la notte, sapevo che sarebbe stata dura, ora
si sono zittiti, chissà come mai...”.
Poi sento telepaticamente Laguna che mi parla:
“ Senti Mammà, tu ti vuoi fare stá passeggiata, e falla pure, ma io non
garantisco che quando torni non aggio fatto fuori sto ricciolino di spinone
checca, e stá controfigura venuta male di quello sfigato di Rex”.
Vedi di
non portarmi la Tour Eiffel in miniatura, ma un paio di chili di Paté de foie
gras.
Io le
rispondo che gli porterò pure lo Champagne, se per favore non avrebbe fatto
nulla di male a quei due poveri cani terrorizzarti, mi sembrava di sentire
battere i loro denti.
Mi
sento tirare fuori da quella porta con la forza, vedo che sia il
Professore sia il babbo di Laguna, mi guardano come preoccupati per il dolore
che avrei dovuto avvertire per il distacco da Laguna.
Io sorrido loro, e assicuro che sono pronta; possiamo partire!
Dolore?
Ma
quale dolore, chi si ama sul serio non soffre mai per i distacchi, lascia
andare, e si allontana, con il cuore gonfio d’amore...