Proprio lui, non ricordava come e perchè ma era sicuro di essere stato un'uomo. E proprio lui che non amava i cani, si ne aveva avuti, ma probabilmente solo per fare contenti i figli. Per abbandonarli in estate, quando diventavano un problema. Ma ora era li, al loro posto abbandonato e affamato in quella strada fredda. Come era possibile? Stranamente provava fiducia in tutte le persone che lo guardavano, lo accarezzavano e non provava rancore nemmeno per quelle che lo maltrattavano. Sperava terribilmente che qualcuno lo portasse con se, magari in una casa dove avrebbe potuto scaldarsi mangiare. Ma in quel momento pensò a come lui avrebbe trattato un cane randagio e cominciò a riflettere, tutto rannicchiato per proteggersi dal freddo e con una fame da lupo. In quel momento passò una signora con una bambina, questa iniziò ad accarezzarlo, a parlargli e comunicava con la signora, ma lui non riusciva a capire che cosa. Si rese conto di provare subito affetto per quella bambina, e lo strano non era perchè avesse freddo o fame, sapeva solo che le sue carezze lo rendevano felice. Ad un certo punto vide che la bimba piangeva e quella signora, che doveva essere sicuramente la mamma la prese tra le braccia, sorrise e fece un cenno con la testa. Subito dopo la bimba smise di piangere e iniziò a saltellare dalla gioia, si avvicinò a lui , lo strinse forte e gli fece dei gesti. Aveva trovato qualcuno che gli voleva bene, che ricambiava quella cosa così bella che anche lui sentiva dentro. Non sapeva perchè ma riusciva a comprendere la bimba, voleva portarlo con lei. Arrivarono in una casa con un bel giardino, lo sfamarono e lo dissetarono, poi entrarono nel garage e la bimba con la mamma cominciarono a pulirlo. Non era molto bello essere lavati, però si giocava e si aveva quel contatto che a lui piaceva tanto. Quando arrivò la sera prepararono per lui una bella cuccia calda prima di addormentarsi la bimba gli fece moltissime coccole e lui si addormentò felice, pensò a che tipo di uomo doveva essere stato come era possibile che un essere umano non riuscisse a capire ciò che provava un cane, un'amore puro, unico, disinteressato. La mattina seguente si svegliò contento, percorse tutto il giardino che ora considerava la propria casa. Ora per lui cominciava il dovere sentiva l'istinto di protezione del proprio territorio e specialmente dei suoi componenti, se fosse stato necessario li avrebbe difesi a costo della vita. Strano nemmeno da uomo si era sentito così responsabile. Poi vide uscire la bimba e la mamma, andò a salutarle scodinzolando e guaendo di gioia, la bimba aveva una scatola sulle spalle ed un abito bianco e ripeteva un parola che lui non riusciva a capire, però gli piaceva Si ora aveva capito doveva essere il suo nuovo nome, Bob, si proprio un bel nome. Lo salutarono ed uscirono dal cancello, che strano in strada c'erano molti bambini con le scatole sulle spalle chissa dove andavano. Rimase davanti al cancello si sentiva un poco solo ma felice. In quel momento vide un cane randagio, aveva uno sguardo vuoto, triste e non si faceva accarezzare dai bambini che passavano. Cercò di farsi notare e mentre pensava a come avessero comunicato i cani, il randagio si avvicinò. Era incredibile, riusciva a capire i pensieri dell'altro, si usavano anche i guaiti, i movimenti, ma era molto meglio di come comunicavano gli umani. Il randagio era anziano ed anche affamato, allora lui corse in garage a prendere la ciotola, c'era ancora qualcosa da mangiare. La posò vicino al randagio, questi cominciò a mangiare voracemente era molto che non faceva un pasto.
disse, ed il randagio rispose
, chiese.
Quando Bleck finì corse alla fontana poco distante, bevve e poi tornò da Bob. Bob pensava come avesse fatto un cane così forte e bello a ridursi in quel modo.
.
Chiese Bob.
, rispose Bob.
Bob chiese.
Chiese Bob.
Disse non molto convinto Bob.
, rispose Bleck.
.
Chiese con curiosità Bob.
Disse Bob.
Affermò Bob.
Domandò Bleck.
, rispose un poco imbarazzato Bob.
Rispose Bleck.
. E Bob
Spiegò Bleck.
Domandò Bob.
Rispose Bleck.
Disse con sicurezza Bob.
Subito dopo corse felice dalla bambina che stava rientrando con la mamma. La giornata passò allegramente scorrazzando e giocando in giardino, quando la bimba era stanca e si sedeva lui gli si metteva accanto, lei cominciava ad accarezzarlo ed a spazzolarlo, era una delle cose più belle che avesse mai provato, specie quando lo spazzolava pian piano sotto la pancia. Si fece sera e dopo mangiato e aver giocato ancora, tutti andarono a dormire. Lui fece il suo ultimo giro di controllo intorno alla casa e poi si sdraiò nella sua cuccia. Mentre era accucciato ripensò a Bleck.
Si addormentò. Quella mattina la sveglia suonò come al solito alle 06:45.....! Si svegliò di scatto, si alzò e spense immediatamente la sveglia. Poi si guardò intorno e disse.
Maurizio era un importante manager di una grande società di informatica, capo ufficio del team sviluppo software, mentre era in bagno a radersi si guardò allo specchio e pensò.
Quando ebbe finito di prepararsi scese al piano di sotto, abitava in una bella casa a due piani con un bel giardino. Non salutò come faceva di solito mentre usciva, ma andò in cucina. Non sapeva perchè, ma quella mattina era molto allegro, strano, di solito era il classico marito molto serio e dedico al lavoro, già, il lavoro prima di tutto. Entrando in cucina salutò la moglie.
E poi si rivolse alla figlia, la piccola Gabry.
La moglie e la figlia si guardarono e poi Gabry disse.
Rispose Maurizio. E la moglie.
Allora moglie e figlia insieme.
Ma tu non l'hai mai fatta.
Disse la moglie.
E Maurizio.
Gabry e la mamma si guardarono sorridendo, come mai il capo di casa la serietà impersonificata quella mattina era così dolce e premuroso? Poi Gabry si mise la cartella sulle spalle e tutta contenta disse.
Muarizio si alzò e guardando la figlia chiese.
La bimba rise e la mamma guardando il marito disse.
Rispose.
Chiese la moglie.
E le diede un bacio.
.
Rispose ridendo la figlia. Arrivarono davanti alla scuola e Gabry scese dall'auto.
La bimba tornò tutta contenta nella macchina diede un bacio al papà e gli disse.
Rispose Maurizio. Gabry entrò nella scuola e lui ridendo pensò.
Guidando iniziò a ricordare molto bene il sogno, ricordava la disperazione quando era solo sulla strada, ricordava la felicità di quando era stato portato in quella casa, ricordava anche i giochi e l'affetto che aveva provato verso la bambina. Era così strano, la bimba gli mancava, ma quello che era ancora più strano e che questa mancanza gli provocava una sofferenza dentro, come era possibile? Era stato solo uno stupido sogno? No, ora capiva non era stato stupido. Ripensò a Bleck il cane che aveva conosciuto, era l'unica immagine nitida, un bel cane grande a pelo lungo, forse un incrocio tra un maremmano e un pastore con uno sguardo intenso e molto triste. Ripensò alla storia che gli aveva raccontato e si sentì in colpa anni prima durante un traslogo lui aveva abbandonato un cane, la moglie aveva appena partorito e la casa era ancora tutta all'aria gli impegni di lavoro etc. etc. Si sentì veramente un merda. Pensò.
Cominciò a provare un dolore dentro, fisico, un dolore di disperazione, era lo stesso che aveva provato nel sogno, su quella strada. Poi ripensò alle parole di Bleck.
Arrivò in ufficio, entrò, ma continuava a sentirsi una merda. Durante l'ora di pausa mensa non andò come al solito con i sui colleghi, non aveva fame, aveva voglia di stare un poco all'aria aperta, e dato che vicino agli uffici c'era un parco, andò lì a passeggiare. Non era mai stato dentro, lo aveva solo visto dall'esterno, quando andava e tornava dal lavoro. Entrò e rimase colpito dai profumi c'era un buon odore di erba appena tagliata e molti altri, di fiori alberi e piante varie, si sentì molto rilassato. Durante la mattinata aveva continuato a pensare a quel sogno. Lui era un tipo terribilmente realista, era difficile credere in un sogno ma le emozioni che aveva provato, il suo cambiamento con la propria famiglia, il rimorso al ricordo dell'abbandono del cane che aveva avuto erano dannatamente reali. E poi c'era Bleck, aveva un ricordo così reale di quel cane, più del cane che aveva avuto anni prima. Si mise a riflettere seduto su di una panchina.
Si disse. Ma la sua attenzione fu attirata da una voce.
Si voltò, e vide un barbone su una panchina, parlava con un cane probabilmente un cane randagio, Maurizio non riusciva a vedere bene perchè questo era coperto da un cespuglio.
Si alzò e lo vide.
Rimase a guardarlo, era un cane come Bleck, un meticcio di maremmano e pastore, grande, bello, ma non poteva essere lui. I due si guardarono, il cane aveva uno sguardo triste ma fiero fissava Maurizio intensamente. Passò una bambina si avvicinò al cane per accarezzarlo e lui si allontanò, piano, indietreggiava sembrava che volesse la carezza della bimba ma nel contempo ne avesse paura. Maurizio ebbe un flash e ricordò le parole in quel sogno.
Poi il barbone si alzò dalla panchina e disse.
E si allontanò. Bleck..? Quel nome aveva risuonato dentro di lui come un martello. Continuavano a fissarsi, Maurizio si avvicinò ma il cane fece due passi indietro.
Ma subito dopo questi pensieri, ne comparvero altri.
Pensò Maurizio e si mise a sedere dove prima c'era il barbone.
continuava a pensare Maurizio.
Ricordava Maurizio.
Cosi Bleck si avvicinò a Maurizio, si fece accarezzare, era bellissimo, da molto tempo non si lasciava più toccare da nessuno e poi sentiva il suo affetto, sincero, di chi non lo avrebbe più abbandonato. Rimasero tutto il pomeriggio insieme, Maurizio aveva chiamato in ufficio per dire che non sarebbe andato. Poi, la sera andarono a casa. Bleck fece conoscenza della famiglia di Maurizio che da quel giorno divenne anche la sua. Il giorno dopo, la loro comunicazione non fu più possibile, non era molto importante, riuscivano a capirsi a colpo d'occhio. Questa storia aveva avuto un profondo cambiamento su Maurizio. Ebbe un'idea e decise di parlare col lo staff marketing. Il responsabile era un suo grande amico ed in più, adorava i cani. Quindi, dopo essersi organizzati, chiesero e ottennero di investire una parte del budget destinata agli spot televisivi. La sua società avrebbe finanziato una bella cifra in un centro di accoglienza per cani randagi. Infondo sarebbe costato molto meno di una campagna di spot televisivi facendosi aiutare da persone che amassero i cani e avessero avuto voglia di collaborare. In più avrebbe dato una buona immagine della società. Maurizio divenne il responsabile del centro e creò anche un sito internet www.amicoquattrozampe.it, nel quale si poteva collaborare nello sviluppo dello stesso, vederelo on line e cosa più importante si potevano adottare cani. Bleck diede un aiuto ai giovani volontari, quando andavano in giro per la città, lui li accompagnava. E' si, conosceva molti posti dove trovare cani soli, riusciva a tranquillizzarli, ed aveva preso la cosa con una professionalità incredibile. Bleck morì di vecchiaia dopo aver salvato molti suoi simili insieme a Maurizio. Dopo la morte fu messa una statua con la sua immagine all'ingresso del centro di accoglienza e ricollocamento cani randagi. Sotto la statua fu inserita una targa sulla quale c'era scritto:
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Agosto 2002 Perchè ho scritto questa storia? Forse perchè siamo in estate e si vedono troppi cani abbandonati. Forse perchè vorrei che tanti Maurizio e tanti Bleck esistessero davvero. Ringrazio tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggerla nonostante la grammatica. Ma questa storia è stata scritta senza pensare troppo agli errori grammaticali. Chi vuole può divulgarla o stamparla per farla leggere. Chissà, forse potrebbe far riflettere qualcuno. Ps. Prossimamente troverete altre storie. Ma a queste sicuramente devo fare delle correzioni perchè sono solo poco più che bozze. Anzi, mi farebbe piacere avere la vostra opinione, su questa storia e qualcuno potrebbe darmi qualche idea per crearne altre. Il mio e-mail è salvo152@virgilio.it Un saluto a tutti gli amici degli animali. Ciao da salvo152.